La sterilizzazione, un intervento da valutare

Scritto dal Dr. Luigi Zappoli,
dir. San. Ambulatorio Veterinario Felsina Bologna

 

La professione di un veterinario è fatta soprattutto di parole: parole spese per spiegare come impostare una terapia o somministrare una compressa; parole scelte con cura per annunciare una brutta notizia; ancora parole per evitare che un cliente torni a casa con i medesimi dubbi che aveva quando è entrato in ambulatorio; ma soprattutto parole, un fiume di parole, investite con le migliori intenzioni ogni santo giorno per informare.

Qualche tempo fa, una Collega in tirocinio presso la nostra Struttura mi chiedeva dove trovassi la forza di ripetere, apparentemente con lo stesso entusiasmo, il medesimo discorso che faccio tutte le volte che ho davanti qualcuno con un cucciolo appena adottato. Il giorno seguente, dopo aver assistito prima ad una mastectomia e successivamente ad un’ecografia che ha rivelato una neoplasia prostatica, la Collega ha trovato da sola la risposta che cercava: l’informazione può salvare la vita ai nostri cani.

Semplice, direte voi…e in effetti è davvero semplice, anche se il discorso, per forza di cose influenzato da ragionamenti etici, sentimentali (ed a volte anche economici), diventa il più delle volte terribilmente complicato.

Sterilizzare o no? E’ sempre questo l’amletico dubbio che nasce tutte le volte che un neoproprietario pensa al proprio cucciolone, in perfetta salute, messo su un tavolo operatorio. E la cosa peggiore è che, in fondo, non è possibile essere sicuri al duecento per cento che le sue preoccupazioni siano completamente infondate.

Un’anestesia, un intervento chirurgico, non possono in nessun caso garantire l’assoluta assenza di rischio, anche se eseguite nella migliore delle maniere e con il massimo della perizia e della professionalità.

E allora, come regolarci? Operare o no? Da veterinario non posso che avere un’opinione ben radicata in proposito, a favore di questa pratica e fondata sull’esperienza professionale oltre che su dati scientifici incontrovertibili, ma negli anni sono giunto ad una conclusione: se una decisione viene presa in assoluta libertà, dopo essere stati correttamente ed approfonditamente informati e se perciò si è ben consci dei pro e dei contro che la decisione presa comporta, beh, seppur non risulti condivisibile, questa decisione deve essere rispettata.

Ecco, questo è in fondo lo scopo primario di questo articolo: dare, a chi avrà la pazienza di leggerlo fino in fondo, tutti gli elementi per valutare se, nell’ambito del rapporto che ha con il proprio cane, possa esserci spazio per un intervento che potrà un giorno salvare la vita a quest’ultimo.

Parleremo quindi di pro e di contro, ma dovrete scusarmi se l’unico aspetto che non affronterò sarà quello strettamente etico, che spinge chi lo sostiene a rifiutare a priori quella che considera una vera e propria mutilazione di un essere vivente. Sarebbe arbitrario, da parte mia, confutare una convinzione tanto personale e soggettiva, soprattutto perchè significherebbe accusare alcune persone di esagerata antropomorfizzazione del proprio cane.

Dell’anestesia abbiamo già detto e credo che questo, al di là del deluso “desiderio di paternità” del proprietario, rimanga uno dei pochi dati da considerare con attenzione. Per nostra fortuna, la tecnologia e la farmacologia moderne offrono ai veterinari farmaci, macchine per anestesia e strumenti di monitoraggio paragonabili a quelli utilizzati ogni giorno in chirurgia umana e tali da rendere davvero piccolo questo dubbio.

Che, come dicevo prima, va sicuramente valutato, ma anche messo in relazione ai benefici che il cane potrebbe avere dall’intervento.

 

Ma il giustamente ansioso proprietario ha spesso molte altre domande, frutto della pessima cultura cinofila italiana coltivata nei parchetti e troppo spesso fonte  di atroci dubbi: il cane ingrasserà dopo l’intervento? Cambierà molto il suo carattere? E qui, puntuali come un treno tedesco, si inseriscono spesso i racconti della bretoncina del cognato, che ad un anno dall’ovariectomia è disgraziatamente raddioppiata di peso ed ora che assomiglia ad una cinta senese, passa le sue giornate a dormire sul divano. C’è da dire che nell’immaginario di un preoccupato proprietario poco conta che la cagnolina mangi tre etti di tagliatelle al ragù a pasto…e forse che sia per questo (e non per l’intervento!) divenuta talmente obesa da trovare terribilmente difficoltosa una qualsiasi attività fisica che esuli dalla passeggiatina biologica tre volte al giorno. Inutile aggiungere che anche un presunto possibile aumento di taglia fa parte, come le precedenti, delle più fantasione leggende metropolitane. Diciamolo chiaramente: un cane che viene sterilizzato, maschio o femmina che sia, non ingrassa (a meno che non lo si alimenti oltre i suoi fabbisogni), non muta il suo carattere (a patto che, dopo aver gioito della sua vivacità di cucciolo per tutta l’estate, non lo si releghi a poltrire su un divano a causa della brutta stagione) e nemmeno cresce a dismisura (fatto salvo che il suo patrimonio genetico non dica altrimenti: se lo sconosciuto nonno del nostro cucciolo era un alano, questa possibilità esiste).

 

E a questo punto, messo da parte il capitolo “Miti & Leggende”, apriamo una parentesi per dire in cosa consiste la sterilizzazione nel maschio e nella femmina.

In realtà, intendendo parlare di asportazione dei testicoli nel maschio (orchiectomia) e delle ovaie nella femmina (ovariectomia), il termine più corretto sarebbe “castrazione” ed a questa ci riferiamo in queste righe, dato che la sterilizzazione, nell’accezione scientifica del termine, comprenderebbe anche tutte quelle procedure chirurgiche atte a rendere non più fecondo l’animale pur lasciando intatte le gonadi (vasectomia nel maschio e legatura delle tube nella femmina) e quindi anche gli ormoni sessuali in circolo.

In quest’ultimo caso, a fronte comunque di un intervento chirurgico, otterremmo solo un controllo delle nascite, ma non avremmo nessuno dei considerevoli benefici che elencherò più avanti.

 

L’orchiectomia è un intervento decisamente semplice. Ha generalmente una durata di una decina di minuti e nei cani intorno ai sei mesi di età non necessita nemmeno dell’asportazione dello scroto: il cucciolone se la cava con un taglietto davvero piccolo e praticamente nessun dolore; l’ovariectomia è una faccenda leggermente più complicata, dato che le ovaie si trovano nella cavità addominale: se non ci sono complicazioni (cagna troppo grassa, legamenti molto corti) l’intervento dura una mezz’ora al massimo ed anche qui, a dodici-ventiquattr’ore dal suo termine, la fanciulla sarà in grado di riprendere al cento per cento la sua vita di sempre.

In un caso e nell’altro, per evitare che i ragazzacci si mastichino i punti di sutura, sarà bene dotarli per una decina di giorni di un collare elisabettiano, ovvero di quella specie di parabola satellitare che, alla fine dei conti, sarà per loro l’unico vero disturbo di tutta questa faccenda.

 

Detto questo, veniamo ai reali, evidenti e tangibili pro e contro. Li esamineremo divisi per sesso, dato che a questo fattore sono intimamente legati.

 

Contro la castrazione del maschio…

 

…c’è, se questa viene eseguita prima del raggiungimento della pubertà, un leggero minore manifestarsi dei cosiddetti caratteri sessuali secondari. Attenzione, questi nulla hanno a che fare con l’indole dell’animale, ma sono semplicemente quelle caratteristiche estetiche, più evidenti in alcune razze (il pastore tedesco, ad esempio), che a volte permettono di identificare il sesso di un cane senza dover per forza controllare il…sottopancia. Mi riferisco ad una “criniera” più folta, ad una maggiore imponenza della testa, eccetera.

Se invece le pallette se ne vanno più tardi, questo non succede, perché la maturità sessuale avrà già fatto emergere del tutto la tipica morfologia maschile.

 

A favore della castrazione del maschio…

 

…avremo vantaggi comportamentali e vantaggi clinici.

I primi dipendono soprattutto dall’età a cui viene effettuato l’intervento. Prima della pubertà eviterà l’insorgere di tutti quegli atteggiamenti che, molto spesso, trasformano intorno agli otto-dieci mesi un socievolissimo cucciolone in un giovane maschio decisamente poco tollerante verso la presenza dei suoi consimili dello stesso sesso. Inutile aggiungere che la stragrande maggioranza delle risse nei parchi cittadini avviene proprio per questo motivo, perché il testosterone determina nel cane un sostanziale aumento dell’aggressività e della territorialità. E se, con queste premesse, capita che nei paraggi ci sia una femmina in calore, una passeggiata ai giardini con il proprio cane può cominciare ad assomigliare più ad un incubo che ad un’attività rilassante.

La castrazione post-puberale, non potendo in alcun modo influire sulle abitudini acquisite in precedenza (e quindi sulla più o meno marcata rissosità nei confronti degli altri maschi), riesce a contenere solo le manifestazioni legate alla presenza di femmine in estro: strazianti ululati davanti alla porta di casa, scioperi della fame ed agitazione continua sono comportamenti ben conosciuti da chi ha la sfortuna di vivere, con un maschio intero, in un condominio abitato da una cagnolina non sterilizzata.

Se, in ogni caso, questi comportamenti possono (pure con fatica) venir ascritti al capitolo delle “seccature sopportabili”, la tendenza dei cani maschi interi a soffrire di patologie prostatiche in più o meno tarda età non è invece trascurabile: infiammazioni, ascessi e neoplasie spesso maligne sono inconvenienti purtroppo più frequenti di quel che si pensi. Il guaio è che il cane non è fatto come l’uomo ed a causa della sua particolare conformazione la sua prostata non può, in caso di problemi, venire asportata chirurgicamente. In casi simili una delle poche alternative terapeutiche valide consiste nella castrazione, che però risulta spesso troppo tardiva rispetto all’insorgenza della patologia.

 

Contro la castrazione della femmina…

 

…c’è la possibilità, piuttosto remota, che diventi incontinente.

Credo che questo sia un argomento da approfondire un po’, perché è un problema che colpisce una (seppur piccola) percentuale delle cagne castrate ed è l’unica obiezione a cui mi sento di attribuire un peso. Fondamentalmente consiste in un rilassamento dello sfintere uretrale, con conseguente perdita di urina che avviene più frequentemente mentre il cane dorme. Le cause non sono ancora pienamente chiarite, ma una delle più verosimili tira in ballo il deficit ormonale che si viene a creare a seguito dell’asportazione delle ovaie (peccato che però la somministrazione di ormoni non risolva quasi mai il problema). Sembra che sia più frequente nelle cagne di taglia grande o gigante e può manifestarsi a mesi o anni dall’intervento.

La terapia che ha finora dato i migliori risultati è a base di phenilpropanolamina, una molecola da qualche tempo di nuovo in commercio in Italia.

 

A favore della castrazione della femmina…

 

…potrei scrivere venti pagine di puro terrorismo psicologico.

Perché quei due piccoli organi che rispondono al nome di ovaie, nocciolo della prosecuzione della specie e quindi del miracolo della vita, possono essere enormemente potenti anche in altri sensi.

La produzione di ormoni, diretta (estrogeni e progesterone, ad esempio) oppure indotta (prolattina), è alla base di tutta una serie di fenomeni che risultano essere fonte di grossi o grossissimi problemi in un alto numero di soggetti.

Il primo, nonché il meno grave, è rappresentato dalla pseudogravidanza o pseudociesi. Di quali siano i processi ormonali che la determinano parleremo un’altra volta, ma tengo ad aggiungere che capita che queste manifestazioni possano raggiungere un’entità notevole, sfociando in quella che viene detta pseudogravidanza patologica. Ci troveremo quindi di fronte a cagne che, a due mesi dal calore, cambiano improvvisamente carattere e diventano estremamente aggressive, mentre altre smettono completamente di alimentarsi ed altre ancora associano mastiti più o meno gravi ai disturbi comportamentali appena citati.

Questi problemi non spariranno da soli, ma si ripresenteranno puntuali dopo ogni periodo estrale ed a volte con gravità crescente. L’ovariectomia, ovviamente, risolve questi disturbi, ma è importante ricordare che la continua stimolazione delle ghiandole mammarie (che a causa dell’assetto endocrino della cagna avviene puntualmente, anche in assenza di pseudociesi, dopo ogni calore) sembra tenda a favorire l’insorgenza di patologie di tipo proliferativo, che nel cane possono, col tempo, trasformarsi in vere e proprie neoplasie.

Questo, secondo me, è uno dei più importanti dati da considerare nella valutazione della sterilizzazione prepubere, perché è ormai dimostrato che questa è in grado di azzerare la possibilità di insorgenza di questo tipo di malattie.

La castrazione in epoche successive al primo calore, invece, mette solo parzialmente al riparo dalle neoplasie mammarie, per risultare praticamente ininfluente sulla loro insorgenza dal quinto-sesto calore in poi.

Proseguendo nella galleria degli orrori e passando all’utero, troviamo un discreto numero di patologie che, spesso e volentieri, colpiscono la cagna in età avanzata e che, se non vengono diagnosticate e trattate tempestivamente, possono assumere risvolti drammatici. Infatti, nonostante l’utero della cagna sia relativamente poco soggetto a neoplasie, è invece facile preda di infezioni che divengono più probabili (e gravi) con l’avanzare degli anni.

Nelle cagne anziane non ovariectomizzate, la piometra è un evento purtroppo piuttosto frequente, legato in gran parte alla continua stimolazione dell’utero da parte del progesterone, i cui tassi in circolo restano elevati per circa due mesi dopo il calore.

Meno frequenti, ma non per questo impossibili a verificarsi, sono le altre affezioni uterine (metriti, idrometre, mucometre), che, esattamente come la piometra, vengono prevenute con certezza dall’ovariectomia pre-puberale.

 

Bene, credo di aver detto tutto…e spero di aver convinto almeno qualcuno nella schiera degli scettici su questo argomento. Aggiungo solo due parole, dedicate a chi, non conoscendo i fatti, accusa noi veterinari di fini di lucro nel sostenere la sterilizzazione dei cani. Poche volte ho sentito tesi tanto errate, dal momento che una cagna castrata non si ammalerà mai di neoplasie mammarie, non avrà mai una piometra e non presenterà mai i tipici sintomi di una pseudogravidanza. Queste sì che sarebbero miniere d’oro! Pensate un po’: due visite all’anno per la prescrizione di antiprolattinici, uno o due interventi di mastectomia, un’infezione all’utero da operare urgentemente. Sarebbero certo molto più remunerative di un intervento di castrazione, capace di impedire tutti quei guai. Certo, la nostra professione deve permetterci di guadagnare, ma per favore: non accusateci di lucrare proprio quando consigliamo strade che obiettivamente, oltre ad essere le più sicure per i vostri cani, sono anche le meno dispendiose per le vostre tasche.

 

P.S. Un grosso ringraziamento al Dott. Giuseppe Rubini, che ha gentilmente fornito le immagini ecografiche.

 

 

 Una massa di notevoli dimensioni (quasi nove centimetri) ha invaso l’ovaio sinistro di questa bulldog di otto anni. L’unica alternativa, in questi casi, è l’intervento chirurgico, ma la prognosi, vista la malignità della neoplasia e quindi la probabile esistenza di metastasi, è spesso infausta.

 

 

 

 

 

 L’immagine di una prostata normale. Le dimensioni (circa tre centimetri) e la densità dell’organo sono nella norma ed è evidente la tipica forma “a ferro di cavallo” che abbraccia l’uretra.

 

 

 

 

 

 

 

 Se confrontiamo questa immagine con la precedente, ci rendiamo immediatamente conto di quanto possa stare male questo povero cane di dieci anni. Sono evidentissimi due ascessi (il pus che li occupa appare di colore nero nell’immagine ecografica) che, complessivamente, portano la prostata a misurare oltre undici centimetri.

 

 

 

 

 Quando l’utero s’infetta, spesso il cane non manifesta alcuna sintomatologia. Se l’infezione progredisce, però, cominciano i guai: questa femmina di dieci anni ha sviluppato una notevole raccolta di pus (piometra) e la tossicosi conseguente, unita alla sua non più giovane età, determina un’assoluta urgenza nell’intervenire chirurgicamente.

 

 

 

 

 Un’altra piometra in una altra cagna non sterilizzata. L’ecografia, assieme al tipico innalzamento del leucociti mostrato dall’esame emocromocitometrico, non lascia spazio a dubbi: bisogna operare subito…e sperare che non sia troppo tardi. Tutto questo non sarebbe successo se la fanciulla fosse stata sterilizzata anni fa.

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